Era stato un professore, mi pare quello di lettere, a tirare fuori l'argomento dei crocifissi sui muri delle aule, riprendendo una qualche notizia simile a quella degli ultimi giorni e il suo infinito trenino di opinioni inneggianti a quanto fosse importante la loro presenza. Le opinioni del professore riguardavano l'inutilita' della presenza del crocifisso, la stupidita' di porsi tali problemi quando ci sarebbero questioni piu' importanti da affrontare, blablabla. Mentre lui parlava, chi di noi alunni non era impegnato a farsi i fatti propri, comincio' a fissare oltre la schiena del professore, prima la lavagna, poi piu' su fino al muro per poi scontrarsi con qualcosa che sembrava apparso in quel preciso istante. Se i pensieri avessero una voce, in quel momento ci sarebbe stato un coro unanime "E quello quando l'hanno messo?".
L'interesse nel prendere posizione nello scontro pro-croce vs anti-croce aumenta con l'aumentare della distanza temporale e fisica dai banchi di scuola. Il paradosso sta nel fatto che, chi passa tutto il giorno di fronte a quel crocifisso tanto discusso, non ha neanche idea del fatto che sia li', finche' qualcuno non glielo fa presente. E l'attenzione su di esso dura comunque un battito di ciglio, il tempo di tornare a copiare i compiti di matematica, a parlare di ragazzi che baciano male e depilazione. Averlo o non averlo li' non cambia nulla, perche' tanto il messaggio che potrebbe veicolare (culturale? religioso? di favoreggiamento alla pena di morte?) non viene recepito. E allora, ha senso che stia li' per quello che presumibilmente e' solo un capriccio?